Abbigliamento tecnico, la delusione

La quasi totalità dell’abbigliamento tecnico per motociclisti che si trova in vendita nei negozi non è
ufficialmente omologato come “protettoreâ€,
ma questa realtà è da sempre ben occultata sotto grandi Marchi, piccoli trucchi e prezzi gonfiati......
Iniziamo a fare chiarezza
Si tratta di una vera è propria anomalia del mercato. Quasi tutti gli utenti delle due ruote, tra cui molti esperti, credono che per vestire
in modo corretto basti affidarsi a grandi marchi del settore.
I prezzi e i materiali tecnici giustificherebbero la sicurezza degli indumenti, ma la verità è ben diversa.
Per essere considerato un vero e proprio “Protettore†un capo d’abbigliamento specifico per motociclisti deve essere omologato nella sua interezza secondo la
specifica norma europea che disciplina i livelli di resistenza agli urti, abrasioni, strappi, etc.
Questa “certificazione†è verificabile solo controllando la documentazione fornita con l’articolo che s’intende acquistare.
Qui le informazioni sulle etichette, di seguito la spiegazione del problema.
L'abbigliamento tecnico quindi si dispone su 2 categorie
- Completamente omologato come DPI (Dispositivo di Protezione Individuale).
- Dotato di protezioni omologate
Il tipo (1) è l’unico certificato come Dispositivo di Protezione Individuale ed è l’unico per cui vi sia un’effettiva garanzia
sul corretto funzionamento in quanto a sicurezza.
Il tipo (2), seppur di famose marche, è ufficialmente destinato al “tempo liberoâ€.
Non è concepito per l’uso professionale e non ne è garantita la resistenza in quanto non viene testato nella sua interezza.
Le uniche parti certificate sono i singoli protettori inseriti all’interno del capo.
L’ abbigliamento tecnico di tipo (2) è il più diffuso in assoluto.
Se entrate in un negozio specializzato, almeno il 90% dei capi a disposizione è quasi certamente del tipo (2).
L’esistenza di questa categoria è giustificata dal fatto che non se ne fa un uso professionale,
tuttavia non è difficile immaginare che in caso di caduta i rischi di ferirsi saranno gli stessi per tutti i tipi di utilizzatori,
se non addirittura peggiori per gli utenti cittadini.
Basti solo pensare alla presenza di traffico “distratto†o agli ostacoli fissi che in pista non ci sono.
Non si salvano nemmeno i brand più famosi
Persino le tute “replica†da pista delle più famigerate marche che sponsorizzano i nostri beniamini di MotoGP non sono esenti da questo problema.
Si, è vero, sono zeppe di etichette con la scritta “CEâ€, ma proprio qui sta il trucco.
L’unico indumento motociclistico omologato in ogni sua parte con una sola etichetta è il casco (anche se ci sono differenze tra “uso pista†o “tempo liberoâ€).
Questo perché la parte dedicata alla protezione consiste in praticamente tutto l’oggetto, visiera compresa.
In tutti gli altri casi, pantaloni, tute, giacche, stivali, guanti, etc. viene comunemente utilizzato un “trucco†che però è legale.
La legge non è dalla parte dei Motociclisti/Consumatori.
La normativa sulla vendita di questo tipo di attrezzature tecniche per l’uso “non professionale†non obbliga i Produttori a omologare tutto il capo di abbigliamento, ma
solo le singole protezioni.
Le etichette di omologazione che trovate all’interno delle giacche, per esempio, normalmente si riferiscono ai soli inserti di protezione (ginocchia, spalle, gomiti, etc.),
ma non all’indumento nella sua interezza.
La beffa sta proprio nel fatto che è quindi quantomeno difficile rendersi conto se si sta acquistando (per es.)
una giacca omologata come “protettore†o un semplice capo di abbigliamento “accessoriato†di protezioni e visibilmente griffato da marche famose.
Le differenze principali tra un capo omologato o meno.
Nelle attrezzature per uso “non professionale†i test di sicurezza vengono effettuati solamente sui singoli inserti atti a proteggere le articolazioni
che sono spesso condivisi tra più modelli o addirittura marche di abbigliamento.
L’indumento nella sua interezza non viene nemmeno preso in considerazione.
L’abbigliamento omologato per l’uso professionale è l’unico effettivamente considerabile un DPI (Dispositivo di Protezione Individuale),
tutti gli altri sono semplicemente indumenti dotati di protezioni (magari nemmeno tutte).
Chi usa la moto in modo specialistico, come i piloti, è obbligato a utilizzare attrezzature completamente omologate come DPI.
Tutti gli altri, invece, avrebbero la libertà di scegliere tra le due possibilità (se solo non fosse così maledettamente complicato).
Non esistono indumenti a metà tra l’omologato o meno.
Il fatto che un articolo possa apparire solidissimo alla vista, anche di un esperto, non può essere garanzia universale di resistenza e sicurezza appurata dopo specifici
test. Nessuno di noi dovrebbe mai sognarsi di raccomandare un capo per “sicurissimo†senza aver prima valutato l’etichetta che lo certifica.
Quali sono i rischi?
Il rischio principale è che l’indumento vada immediatamente in pezzi in caso di caduta.
Si, certo, le protezioni omologate presenti all’interno resisteranno, ma che funzione possono avere se l’abito si strappa troppo facilmente?
I soli inserti rischiano di staccarsi senza poter così assolvere la funzione per cui sono stati progettati.
È ora di finirla!!!!
Anzi, sarebbe ora di iniziare a informare tutti i motociclisti di questo “problemaâ€
per far in modo che la tendenza del mercato verta a rendere la faccenda più chiara e accessibile a tutti.
Un lampeggio dal Team dei Motocappottati. 
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